MATERIE OGGETTO DI CONSULENZA

Consulenza ex d.lgs. 231/01

Adeguamento al D. Lgs. 231/01

Il D.Lgs. 231/2001 ha introdotto il concetto di responsabilità amministrativa delle persone giuridiche per i reati commessi da amministratori, manager o dipendenti sottoposti alla loro vigilanza, collegando ad essa pesanti sanzioni pecuniarie o interdittive.

In altre parole, con l’introduzione della legge in oggetto, è venuto meno, nel nostro Ordinamento giuridico, il principio “societas delinquere non potest”: infatti, qualora l’azienda si avvantaggi dei reati commessi nel suo interesse dai soggetti predetti, potrà essere sottoposta ad un vero e proprio processo strutturato in maniera analoga al processo penale.

Sino ad agosto 2007 la responsabilità amministrativa dell’azienda era correlata a reati di natura dolosa, ovvero alcuni reati contro la Pubblica Amministrazione (truffa in danno dello Stato, malversazione, concussione, corruzione, indebita percezione di erogazioni pubbliche, ecc.); la maggior parte dei reati societari (false comunicazioni sociali, aggiotaggio, impedito controllo, formazione fittizia del capitale, ecc.); alcuni delitti contro la fede pubblica (falsità in monete, in carte di pubblico credito e in valori di bollo) ed altri.

Reati colposi

Con la Legge 123 del 3 agosto 2007 e con il D.Lgs. 121/2011 sono stati invece introdotti alcuni importanti reati anche di natura colposa inerenti la sicurezza e l’ambiente. Questo ha cambiato in modo radicale la sensibilità delle imprese sul tema, in quanto la natura colposa di tali reati le espone in modo diretto ed involontario al rischio. Occorre, inoltre, evidenziare come la tendenza legislativa sia quella di aggiungere nel tempo tramite atti integrativi anche altre fattispecie di reato, tra le quali spicca la corruzione tra privati. Di conseguenza, si è assai ampliata la platea delle aziende passibili di sanzioni: si può infatti ragionevolmente affermare che qualsiasi organizzazione corra rischi di commettere reati, sia pure in diversa misura e con differenti conseguenze.

Modello esimente

Il Legislatore, tuttavia, ha stabilito che l’azienda vada esente da responsabilità qualora provi di avere adottato, ed efficacemente attuato, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi. Seppur volontario, l’adozione del modello suddetto è divenuta, attualmente, una necessità non più procrastinabile per le imprese: se infatti, da un lato, le Procure stanno avviando numerosi procedimenti a carico delle imprese, dall’altro è sempre più necessario dotarsi di strumenti di Governance che permettano di affrontare e gestire i rischi e le incertezze associate alle attività di impresa, in un momento nel quale sono diventate sempre più stringenti, complesse e a volte disorganiche le regole e le normative che ne regolano, o, più spesso, ne vincolano le attività.

Vantaggi del modello

Molteplici sono i vantaggi che derivano dall’introduzione del modello organizzativo:

  • evita il rischio di sanzioni pecuniarie o interdittive
  • tutela l’investimento dei soci e degli azionisti, in relazione al danno economico di cui sopra
  • permette di razionalizzare i processi aziendali nell’ottica della minimizzazione del rischio e della buona gestione aziendale
  • permette di entrare in mercati che richiedono tale modello
  • crea un vantaggio competitivo e di immagine, basato su una politica aziendale di integrità etica
  • facilita l’accesso al credito
  • agevola ed integra l’attività di controllo del Collegio Sindacale.

L’estensione del modello organizzativo alla gestione della sicurezza (come previsto dall’art. 30 del D.Lgs. 81/2008), permette, inoltre, di rendere sistematici ed organizzati gli adempimenti già previsti dalla legislazione vigente, con un’attenzione particolare alla prevenzione ed al monitoraggio.

Si noti, infine, come il modello organizzativo delineato dal D.Lgs. 231/2001 presenti diverse affinità con i sistemi di gestione per la qualità, l’ambiente, la sicurezza, la Privacy: è allora possibile valorizzarne i punti di contatto esistenti, a livello metodologico e documentale, integrandone alcuni aspetti operativi e tutti gli aspetti di sistema.

Dalla lettura delle cronache giudiziarie si ha ormai sempre più spesso l’occasione di sentir parlare di aziende che vengono condannate al pagamento di grosse somme di denaro, o che subiscono pesanti limitazioni alla loro capacità di azione, a causa della commissione di reati sanzionati ai sensi del Decreto Legislativo 231/01 da parte di soggetti a loro legati.

I reati individuati dal D. Lgs. 231/01 sono oltre cento, e vanno dai reati commessi ai danni della Pubblica Amministrazione, ai reati informatici, a quelli societari, ai delitti contro l’industria ed il commercio e a molti altri ancora. Questo elenco è, peraltro, in continuo aggiornamento, in quanto il legislatore tende sempre più ad allargare il novero delle fattispecie di reato contenute nel D. Lgs. 231/01.

Le sanzioni a cui l’ente va incontro in caso di commissione di uno dei suddetti reati sono fondamentalmente sanzioni pecuniarie e/o interdittive. Entrambe vengono comminate in funzione della gravità del reato commesso:

  • Le sanzioni pecuniarie, calcolate in quote, vanno da un minimo di 25.000 Euro ad un massimo di 1.500.000 Euro, e vengono sempre applicate.
  • Le sanzioni interdittivecomprendono il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione, il divieto di partecipare a gare d’appalto, l’interdizione dall’esercizio dell’attività, la sospensione o la revoca di licenze, concessioni, ecc., l’esclusione da agevolazioni, finanziamenti ecc., il divieto di pubblicizzare beni e/o servizi.

Esistono, inoltre, le sanzioni di confisca di beni e di pubblicazione della sentenza. In determinati casi si può, inoltre, arrivare all’azzeramento dei vertici dell’ente, attraverso la nomina di un Commissario Giudiziale.

Al fine di ridurre il rischio di essere chiamati a rispondere per uno dei reati sanzionati dal D. Lgs. 231/01, le aziende hanno l’opportunità di adottare un Modello di organizzazione, gestione e controllo (c.d. Modello Organizzativo) con funzioni di prevenzione e contrasto dei reati sanzionati da tale norma.

Il D. Lgs. 231/01 prevede, inoltre, che il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei Modelli Organizzativi, nonché quello di curare il loro aggiornamento, deve essere affidato ad un organismo dell’ente, il c.d. Organismo di Vigilanza, dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo, la cui composizione può essere monocratica o collegiale.

Lo Studio dell’Avvocato Bergaminelli offre consulenza ed assistenza su tutto il territorio nazionale relativamente alla predisposizione o all’adeguamento di modelli organizzativi e di codici etici delle aziende ai sensi del D. Lgs. 231/01, nonché attività di assistenza e supporto agli Organismi di Vigilanza (O.d.V.).

In particolare:

  1. mappatura delle attività a rischio
  2. predisposizione / implementazione del modello di organizzazione, gestione e controllo
  3. formazione sui principi del D. Lgs. 231/01 e sui contenuti del modello di organizzazione, gestione e controllo
  4. assunzione della carica di componente di Organismi di Vigilanza
  5. supporto esterno alle attività degli Organismi di Vigilanza
  6. supporto agli organismi di certificazione che rilasciano rapporti di attestazione dell’attenuazione dei rischi reato.

Adeguamento normativo impianti videosorveglianza

Caratteristiche e obiettivi.

Con il provvedimento a carattere generale dell’8 aprile del 2010 il Garante della Privacy ha provveduto ad aggiornare la regolamentazione dell’attività degli impianti di videosorveglianza. L’uso di un sistema di videosorveglianza, in conflitto con la normativa vigente, può portare a due gravi e dirette conseguenze ovvero:

  • La non validità di prove eventualmente acquisite attraverso l’impianto.
  • L’applicazione del sistema sanzionatorio in caso di trattamento effettuato in violazione alla normativa vigente (fino a 180.000 euro sanzione e 3 anni reclusione).

L’attività di videosorveglianza deve avvenire nel rispetto, oltre che della disciplina in materia di protezione dei dati personali, anche delle altre disposizioni dell’ordinamento applicabili, quali ad esempio le vigenti norme dell’ordinamento civile e penale in materia di interferenze illecite nella vita privata e sul controllo a distanza dei lavoratori.

Siamo in grado di offrire le nostre migliori professionalità per ovviare a tutto ciò, andando a porre in essere le misure minime dettate dal Garante e formalizzando l’adozione di questi provvedimenti all’interno di un documento appositamente redatto: un atto autonomo conservato presso il titolare e il responsabile del trattamento, anche ai fini dell’eventuale esibizione in occasione di visite ispettive oppure dell’esercizio dei diritti dell’interessato o di contenzioso.

Fasi di lavoro.

  • Colloquio iniziale con responsabili serviz
  • Verifica preliminare dell’impianto ed eventuale notific
  • Analisi modulistica tecnica impiant
  • Analisi informativa e segnaletica adottat
  • Eventuale comunicazione ispettorato del lavoro
  • Definizione dei soggetti incaricati al trattament
  • Verifica dell’impostazione di limitazione temporale di conservazione delle immagin
  • Redazione documento attinenza e allegati.

ADEGUAMENTO PRIVACY

Tutti i soggetti, con esclusione dei privati cittadini, che trattano dati persone fisiche in Italia e all'estero effettuati sotto la sovranità dello Stato italiano (es. il soggetto risiede o ha domicilio o utilizza beni e attrezzature, ecc. in Italia). E' evidente che tutte le aziende, le imprese, le associazioni, gli studi professionali, gli enti pubblici, ecc., rientrano in questa categoria; nessuno escluso! DEVONO ADEGUARSI ALLA NORMATIVA PRIVACY (D.LGS.196/93) e del nuovo Regolamento Europeo Privacy

Quali sono gli adempimenti obbligatori in materia di protezione dei dati e quando devono essere adottati?

Gli adempimenti possono essere suddivisi in due grandi categorie: misure di sicurezza e misure normative; nella prima vi rientrano gli obblighi connessi alla reale protezione della riservatezza, integrità, disponibilità, ecc. dei dati; nella seconda vi rientrano gli obblighi connessi a specifiche previsioni normative, che non necessariamente riguardano la sicurezza dei dati.

Misure normative

Tra le misure normative rientrano:

  • rilascio informative agli interessati
  • acquisizione e gestione del consenso
  • designazione degli incaricati/responsabili
  • adozione dei provvedimenti del Garante
  • notificazione al Garante, ove prevista
  • richiesta di autorizzazione al Garante, ove necessaria e non già diversamente contemplata

In genere queste misure si adottano una tantum, ovvero quando intervengono modifiche nell'oggetto stesso della misura: ad es. la nomina di un incaricato si effettua all'inizio della sua attività e si varia solo occasionalmente con il cambio di mansioni o con la cessazione dell'incarico; la notificazione si effettua prima dell'inizio del trattamento notificato e poi si varia solo se intervengono modifiche significative al trattamento; l'informativa si dà solo una volta all'inizio del rapporto che si instaura tra l'interessato e il titolare del trattamento, ammenochè non cambi qualcosa nel trattamento o non sia l'interessato stessa a chiederla nuovamente; ecc.

Misure di sicurezza

Innanzitutto occorre specificare che il Codice impone che tutti i titolari del trattamento adottino le misure minime (obbligatorie e contestabili da pubblici ufficiali), lasciando comunque la facoltà di adeguare il proprio impianto per la sicurezza dei dati con l'adozione di altre opportune ed idonee misure (di adozione volontaria e contestabili in sede giudiziaria).

In genere le misure di sicurezza sono soggette ad aggiornamenti periodici con cadenza predeterminata che al massimo è pari a un anno: questi sono gli adempimenti periodici annuali che non sono mai stati abrogati e che, se presi alla leggera, possono costituire un reale pericolo di sanzione nei confronti di chi non vi adempie.

Siamo strutturati, altresì, per poter predisporre un documento regolamentare che non si chiama più DPS e che noi definiamo atto regolamentare, in autocertificazione, per la protezione dei dati, che ha la funzione di:

  • attestare di aver adempiuto coerentemente all'adozione delle misure di cui all'art. 34 ed all'Allegato B
  • Documentazione riassuntiva da esibire in caso di controlli, ispezioni e contestazioni
  • Atto documentale valido come modello per la limitazione della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche e degli enti (D.Lgs. 231/01) limitatamente agli illeciti informatici e al trattamento illecito di dati.

BILANCIO SOCIALE E BUDGET SOCIALE

Il Bilancio Sociale è, secondo le comuni definizioni in uso, un modello di valutazione delle relazioni tra un'organizzazione e i suoi stakeholder , ossia i soggetti (individui, imprese, gruppi e così via), che influiscono sul conseguimento dei fini dell'organizzazione, dalla quale peraltro dipendono per il raggiungimento dei loro specifici obiettivi.

La definizione di stakeholder varia in funzione delle caratteristiche dell'organizzazione. In termini esemplificativi si intendono generalmente i seguenti soggetti: ente proprietario, clienti/utenti, dipendenti, fornitori, istituzioni locali, società civile, ambiente e più in generale patrimonio naturale ed artistico.

Più precisamente, il Bilancio Sociale analizza i flussi di informazioni, risorse e prestazioni che vengono scambiate tra l'organizzazione e i suoi stakeholder, interni ed esterni. Lo scopo è di qualificarne lo scambio (in termini quantitativi e qualitativi), di rafforzare la legittimazione sociale dell'organizzazione ed orientarne maggiormente le attività verso le esigenze dei suoi soggetti di riferimento.

La metodologia per l'impostazione e la realizzazione del Bilancio Sociale sviluppata dallo Studio di Consulenza dell'Avv. Bergaminelli, necessita di diversi passi da compiere per sintetizzare in modo efficace le relazioni tra l'organizzazione e i suoi soggetti di riferimento.

Occorre partire da una diagnosi del Modello Etico dell'organizzazione, ossia da quell'insieme di valori e "norme" non scritte che la caratterizzano, per identificare le finalità che si intende attribuire al Bilancio Sociale.

Il passo successivo è costituito quindi dalla mappatura degli stakeholder e dall'elaborazione della responsabilità sociale verso ciascuno dei soggetti di riferimento.

A questo punto è possibile passare a sviluppare la strategia sociale e quindi a redigere il Bilancio Sociale e il Budget Sociale, avviando anche il necessario sistema di monitoraggio.

Il Bilancio Sociale può avere una duplice valenza, a ciascuna delle quali corrispondono modalità differenti in termini di "costruzione" del bilancio stesso.

Esso può rappresentare uno strumento di comunicazione: illustra in modo chiaro e trasparente i risultati delle attività aziendali, il loro impatto quantitativo sul contesto economico e sociale, nonché le principali iniziative verso gli stakeholder.

La configurazione comunicativa del Bilancio Sociale richiede una forte attenzione ai dati quantitativi (indispensabili per dimensionare l'importanza dell'organizzazione rispetto al contesto esterno) e una grande capacità "ermeneutica" per ricavare le informazioni necessarie dal sistema informativo aziendale (contabilità, statistiche sui dipendenti e sui fornitori, commesse e così via).

Questo approccio al Bilancio Sociale è peculiare dei Grandi Gruppi, per i quali la valorizzazione sociale dei dati economici ed occupazionali ha già di per sé una forte riconoscibilità nei confronti del contesto economico e sociale. E' sufficiente una rapida lettura ai Bilanci Sociali di alcune grandi utilities (come Enel, Autostrade ed Acea) per rendersi conto delle caratteristiche di questa tipologia di Bilancio Sociale.

In questo caso il destinatario (i diversi stakeholder: i dipendenti, i fornitori, i clienti, le istituzioni locali, la comunità culturale ecc.) partecipano in modo modesto alla fase di costruzione del Bilancio Sociale, rappresentando invece l'oggetto di un'azione di comunicazione in una fase successiva.

Il Bilancio Sociale può anche rappresentare uno strumento di ascolto: è un punto di incontro e di dialogo sulla base di una indagine delle esigenze degli stakeholder e di una analisi di coerenza tra missione ed aspettative dei soggetti di riferimento.

In questo caso l' enfasi viene posta sulla "qualità" delle relazioni con il contesto esterno utilizzando di conseguenza adeguati strumenti di indagine (analisi di customer satisfaction, interviste a testimoni privilegiati, focus group e così via).

Questo approccio è tipico di tutte quelle istituzioni, che non presentano rilevanti dimensioni economiche pur svolgendo importanti funzioni in termini sociali, culturali e scientifici. Si pensi per esempio ad un Teatro Lirico, per il quale solo la valorizzazione della soddisfazione e delle attese degli stakeholder (gli spettatori, le associazioni musicali, gli Enti Locali) possono fornire una corretta valutazione dell'importanza di questa istituzione sul contesto economico e sociale.

Un pregio rilevante di questa configurazione del Bilancio Sociale è che lo stakeholder viene coinvolto nella fase stessa di elaborazione del documento, con il risultato che l'indagine rappresenta già di per sé un momento di comunicazione verso il mondo esterno.

Le modalità di "costruzione" del Bilancio Sociale sono quindi influenzate da due fondamentali variabili: le finalità (prevalentemente di comunicazione o anche di ascolto) e le dimensioni dell'organizzazione.
Come è sintetizzato graficamente dallo schema, il gioco delle due variabili (finalità e dimensioni) influenzano il necessario bilanciamento tra indagini di carattere quantitativo rispetto a quelle di carattere qualitativo.

Dallo studio dei diversi modelli esistenti è emersa la convinzione che mancasse una elaborazione metodologica completa che fornisse all'impresa tutte le possibili chiavi di lettura del rapporto con i diversi stakeholder e, nel contempo, contenesse in sé gli strumenti gestionali per uno sviluppo in termini di processi organizzativi, interni ed esterni.

L'impegno del team dello Studio di Consulenza dell'Avv. Bergaminelli è quello quindi di puntare ad una metodologia di elaborazione del Bilancio Sociale che:

- Legga i rapporti tra impresa e tutti i suoi stakeholder, misurandone gli scambi e utilizzando il più possibile i dati contabili esistenti.

- Contestualizzi i rapporti sociali così definiti e misurati:
· rispetto all'evoluzione storica dell'azienda,
· rispetto alla missione, alle linee strategiche, al quadro strutturale ed economico.

- Utilizzi lo strumento dell'analisi, calcolo e ripartizione del valore aggiunto come chiave di lettura sintetica di tutto il rapporto.

- Traguardi al Bilancio sociale con una finalità intermedia di comunicazione verso l'esterno e l'interno, puntando a migrare successivamente e progressivamente verso un utilizzo dello strumento anche come leva di orientamento organizzativo e gestionale per il management e, più complessivamente, per le risorse umane aziendali.

A tale scopo il Bilancio Sociale a consuntivo viene accompagnato anche da un "Budget Sociale", che consente di esplicitare le politiche che l'azienda intende intraprendere verso ciascuno degli stakeholder.

- Consideri la natura bidirezionale della comunicazione tra impresa e stakeholder, utilizzando strumenti e procedure ad hoc per rilevare la percezione da parte degli interlocutori esterni dell'applicazione dei principi base utilizzati dall'impresa (Codice Etico).

Compliance Aziendale

ISO 9001/2015

ANALISI PRELIMINARE

viene svolta presso l’Azienda raccogliendo tutte le informazioni che permettono di tracciare un quadro della situazione esistente, stabilire gli obiettivi nelle diverse aree ed individuare il percorso necessario per la definizione delle procedure operative. Vengono coinvolte le risorse che, all’interno dell’Organizzazione, sono in grado di fornire informazioni sui processi aziendali e sulle regole che li governano. Introduzione di un concetto di qualità responsabile, semplificazione burocratica e analisi dei rischi da parte delle organizzazioni.

Attuazione del SGQ

durante questa fase prende corpo l’impianto documentale del Sistema di Gestione per la Qualità e, contestualmente, ne viene predisposta l’applicazione operativa. Vengono coinvolte le risorse, nei vari settori dell’Organizzazione, sia attraverso interventi formativi sull’efficace applicazione dei requisiti del Sistema di Gestione per la Qualità, sia per l’individuazione delle migliori regole operative da attuare. Vengono affrontati tutti gli aspetti dell’attività aziendale.



Audit interni

le procedure operative, messe in atto durante la fase di attuazione del sistema, vengono verificate attraverso specifici audit interni, eseguiti con la medesima tecnica utilizzata dagli organismi di certificazione. Tali audit permettono di valutare la completezza e l’efficacia del Sistema di Gestione per la Qualità. Nel corso dell’attività di auditing, come richiesto dalla norma di riferimento, viene formato e qualificato il personale che, nell’Organizzazione, sarà preposto all’esecuzione delle Verifiche Ispettive Interne

Preparazione finale e certificazione

la preparazione finale consiste nel completamento della documentazione operativa, predisponendo il “Riesame della Direzione” come previsto dalla norma. Il progetto si conclude con l’affiancamento e l’assistenza al personale dell’Azienda durante gli audit per la certificazione ISO 9001:2015 da parte dell’Organismo incaricato.



ISO 14001/14:

Analisi Ambientale Iniziale

è rivolta a classificare gli aspetti ambientali dell’Azienda, gli impatti ambientali derivanti dagli aspetti, la loro significatività e tutte le leggi, i regolamenti e le altre prescrizioni legali applicabili. Il risultato di tale attività è il documento “Analisi Ambientale Iniziale” con allegato il registro degli effetti ambientali. L’Analisi Ambientale Iniziale è l’elemento di partenza necessario per il successivo sviluppo dell’impianto documentale del Sistema di Gestione Ambientale.

Attuazione del Progetto

è la fase di attuazione operativa del Sistema di Gestione Ambientale. Attraverso una serie di incontri tra esperti in consulenza della LO STAFF DELL’AVVOCATO BERGAMINELLI e il Responsabile della Direzione che farà intervenire, quando necessario, il personale dell’Azienda che verrà di volta in volta ritenuto più idoneo allo sviluppo degli argomenti specifici, viene realizzata la documentazione prevista e, di pari passo, vengono applicate le procedure ad essa connesse.

Audit finale e assistenza in fase di certificazione

dopo il completamento dell’impianto documentale e la sua applicazione operativa, viene eseguito un audit finale che precede la verifica dell’organismo di certificazione. Oltre alla rilevazione di eventuali elementi critici, l’audit finale permette di qualificare il personale interno dell’Azienda per l’esecuzione degli audit del Sistema di Gestione Ambientale. Il progetto si conclude con l’affiancamento e l’assistenza al personale dell’Azienda durante le varie sessioni di verifica da parte dell’organismo di certificazione.

Fasi di realizzazione di un progetto OHSAS 18001/07:

Valutazione dei rischi

analisi rivolta all’individuazione di tutte le prescrizioni legali locali, nazionali ed internazioni che riguardano le attività dell’azienda con implicazioni sulla sicurezza, alla classificazione dei rischi dell’Azienda, alla definizione di un sistema di calcolo della significatività dei rischi valutati e all’individuazione delle priorità di intervento conseguenti alla significatività dei rischi rilevati. Il risultato di tale attività è il documento “Valutazione dei rischi” con allegato il registro dei rischi classificati. La Valutazione dei Rischi è l’elemento di partenza necessario per il successivo sviluppo dell’impianto documentale del Sistema di Gestione della Sicurezza.

Attuazione del Progetto

è la fase di attuazione operativa del Sistema di Gestione della Sicurezza. Attraverso una serie di incontri tra i consulenti della LO STAFF DELL’AVVOCATO BERGAMINELLI e il Responsabile della Direzione che farà intervenire, quando necessario, il personale dell’Azienda che verrà di volta in volta ritenuto più idoneo allo sviluppo degli argomenti specifici, viene realizzata la documentazione prevista e, di pari passo, vengono applicate le procedure ad essa connesse.

Audit finale e assistenza in fase di certificazione

dopo il completamento dell’impianto documentale e la sua applicazione operativa, viene eseguito un audit finale che precede la verifica dell’organismo di certificazione. Oltre alla rilevazione di eventuali elementi critici, l’audit finale permette di qualificare il personale interno dell’Azienda per l’esecuzione degli audit del Sistema di Gestione della Sicurezza. Il progetto si conclude con l’affiancamento e l’assistenza al personale dell’Azienda durante le varie sessioni di verifica da parte dell’organismo di certificazione.

Sistemi di Gestione integrati Qualità, Ambiente e Sicurezza

LO STAFF DELL’AVVOCATO BERGAMINELLI vanta una significativa esperienza nella realizzazione di Sistemi di Gestione Qualità (ISO 9001:2008), Ambiente (ISO 14001:2004) e Sicurezza (OHSAS 18001:2007).

LO STAFF DELL’AVVOCATO BERGAMINELLI con i suoi consulenti realizza Sistemi di Gestione integrati costituiti da un impianto documentale snello e ritagliato sulle specificità dell’organizzazione stessa (particolari obiettivi, processi caratteristici, tipo di organizzazione, dimensioni, ecc.).

I Sistemi di Gestione Integrati (es. Qualità-Ambiente-Sicurezza, Qualità-Sicurezza) sono creati ex-novo oppure integrando e riorganizzando i sistemi e le procedure già esistenti.

L’integrazione dei sistemi apporta molteplici benefici organizzativi, come una maggiore efficienza dei processi grazie alla razionalizzazione delle risorse utilizzate, un sistema documentale più razionale, semplice e snello, un’omogeneità delle metodologie di gestione aziendale grazie alla logica della gestione unificata dei processi che coinvolgono l’ambito della qualità, l’ambiente e la sicurezza.

Con la consulenza dello STAFF DELL’AVVOCATO BERGAMINELLI l’azienda è supportata in tutte le fasi di implementazione del Sistema di Gestione fino all’ottenimento della certificazione

effettuiamo inoltre:

  • servizio di assistenza nel mantenimento di Sistemi di Gestione già implementati, al fine di garantire l’efficace del Sistema e il miglioramento continuo delle performance dell’organizzazione;

  • formazione del responsabile e addetti del Sistema di Gestione;

  • audit al fine di verificare la conformità del Sistema di Gestione alle norme e la sua corretta applicazione;

  • assistenza nel corso degli audit degli enti di certificazione;

  • trattamento di non conformità e relative azioni di miglioramento (azioni correttive e/o preventive);

  • aggiornamento della documentazione di sistema a seguito di cambiamenti normativi;

  • assistenza alla Direzione per lo svolgimento delle attività di riesame periodico e per l’efficace mantenimento del Sistema di Gestione.

Il servizio offerto dallo STAFF DELL’AVVOCATO BERGAMINELLI prevede una prima fase costituita da un check-up gratuito presso l’azienda, svolto da tecnici specialisti, che effettuano un’analisi dello stato organizzativo dell’azienda a fronte dei requisiti normativi.

Viene elaborato, in una seconda fase, un programma di assistenza conforme alle effettive esigenze dell’Azienda e un piano economico-operativo per la sua realizzazione.
Formazione finanziata da FORMAZIAENDA

FORMAZIAENDA è un Fondo paritetico interprofessionale costituito da__________ CGIL, CISL, UIL.

L’obiettivo è quello di incentivare le imprese, di qualsiasi settore economico, ad investire nella formazione, necessaria per il miglioramento della loro competitività e il potenziamento dell’occupabilità dei lavoratori.

Grazie a FORMAZIAENDA è possibile ottenere il finanziamento di piani di formazione e aggiornamento rivolti ai propri dipendenti attraverso una semplificazione delle procedure di progettazione, realizzazione e gestione dei piani.

L’adesione a FORMAZIAENDA è semplice: è possibile per tutte le aziende tenute al versamento del contributo INPS dello 0,30%, le quali devono solamente compilare il modello DM10/2 inserendo il codice di riferimento (indicare nella colonna “cod.” la dicitura FIMA) e il numero dei dipendenti (solo quadri, impiegati e operai) interessati all’obbligo contributivo.

L’azienda che aderisce a FORMAZIAENDA può utilizzare i finanziamenti per la formazione attraverso due canali:

il Conto Formazione nel quale confluisce una quota pari al 70% del contributo obbligatorio dello 0,30% sulle retribuzioni dei propri dipendenti versato al Fondo tramite l’INPS. Questo è un Conto strettamente personale dell’azienda, al quale vi può accedere in qualsiasi momento, presentando uno o più progetti. E’ possibile attuare l’iscrizione al Conto Formazione in qualsiasi momento, cominciando ad usufruire dei suoi vantaggi fin dal mese successivo.

il Conto di Sistema, invece, è un conto collettivo, che assorbe il 26% dei contributi versati a FORMAZIAENDA dalle imprese aderenti, con il fine di sostenere progetti a carattere settoriale o territoriale riguardanti in particolare le aziende di minori dimensioni e i territori più deboli. Il restante 4% viene assorbito dal fondo per sostenere i costi di gestione dello stesso.

Grazie a questa possibilità di finanziamento le aziende sono incentivate a migliorare la propria competitività tramite la formazione continua del loro personale, al di là quindi della formazione di base

Lo staff dell’avv. Bergaminelli si impegna ad affiancare le aziende durante tutto l’iter richiesto e, in particolare:

adesione al Fondo; – verifica dell’iscrizione al Fondo; – richiesta delle credenziali d’accesso; – verifica dei criteri per l’accesso ai finanziamenti; – costruzione dei Piani formativi; – gestione della fase di monitoraggio dei Piani formativi; – ottenimento del finanziamento.



Data Protection Officer

Il DPO, Data Protection Officer o Responsabile della Protezione dei Dati, è una nuova figura professionale con determinate e specifiche competenze introdotta dal Nuovo Regolamento Europeo del 15 dicembre 2015. Tale nuova figura chiave nella protezione dei dati è diventata obbligatoria per la Pubblica Amministrazione, per le Grandi Imprese e per tutte quelle organizzazioni che trattano un determinato numero di soggetti destinatari, effettuano trattamenti particolari e delicati, e trattano i c.d. Dati Speciali (dati sensibili, biometrici e genetici).

Il Data Protection Officer è una figura di stampo manageriale, indipendente, competente e in diretta relazione con i vertici aziendali.

IL Regolamento Europeo Privacy ne detta le competenze competenze che sono richieste al Data Protection Officer o Chief Privacy Officer:

Il responsabile della protezione dei dati (Data Protection Officer) deve avere almeno le seguenti qualifiche:

  • conoscenza approfondita del contenuto e dell’applicazione della normativa sulla protezione dei dati, incluse le misure e le procedure tecniche e organizzative;

  • padronanza dei requisiti tecnici in materia di tutela della vita privata fin dalla progettazione (privacy by design), tutela della vita privata per impostazione predefinita (privacy by default) e sicurezza dei dati;

  • specifica conoscenza del settore in conformità della dimensione del responsabile del trattamento o dell’incaricato del trattamento e della sensibilità dei dati da sottoporre a trattamento;

  • capacità di effettuare ispezioni, consultazioni, attività di documentazione e analisi dei file di registro;

  • capacità di collaborare con i rappresentanti dei lavoratori;

  • il responsabile del trattamento deve autorizzare il responsabile della protezione dei dati a prendere parte a misure di formazione avanzate intese a mantenere la conoscenza specializzata necessaria per svolgere le proprie mansioni.

E’ chiaro che si tratta di una nuova forma di professionalità. Si tratta di un soggetto che debba essere in possesso di conoscenze sia giuridiche che informatiche. Proprio tale difficoltà comporta il fatto che spesso la figura sia rappresentata o da una società di consulenza o da un organo collegiale.

Tale nuova figura è stata già introdotta da alcune Organizzazioni in Italia e all’Estero, anticipando di fatto il nuovo obbligo che sarà previsto dal Nuovo Regolamento Europeo che presto vedrà la luce.

Lo staff diretto dall’avv. Federico Bergaminelli ha conseguito regolare certificazione internazionale secondo ISO 17024/2004, con KHC.

N.B. ALLEGA COPIA DI CERTIFICAZIONE

L’obiettivo del nostro Incarico in qualità di Data Protection Officer è quello dì accompagnare l’organizzazione in un processo di adeguamento normativo al codice privacy per priorità di intervento, per coloro che non ancora intrapreso tale percorso, e mantenere un livello elevato in relazione agli standard normativi, tutelando il titolare e il responsabile del trattamento da sanzioni penali, civili ed amministrative.

DUE DILIGENCE;

DUE DILIGENCE - Il servizio fornito dal Team dell'avv. Bergaminelli

La due diligence è un''attività di natura conoscitiva di una società generalmente oggetto di un''operazione straordinaria, commissionata da uno dei soggetti coinvolti in qualità di acquirente o di cedente e svolta da terzi indipendenti.

Non è una revisione né una certificazione che prevede il rilascio di un''attestazione secondo principi statuiti, ma un check-up, per quanto possibile completo, approfondito e obiettivo nel rispetto dei tempi prefissati, sullo stato di salute dell''impresa ad uso:

  1. del potenziale investitore (acquisition due diligence)
  2. del venditore (vendor due diligence) e messa da questi a disposizione dei potenziali acquirenti interessati.

Le tipiche aree oggetto di due diligence possono essere così riassunte:

  1. Mercato e industriale, riguardante un''analisi approfondita svolta dai consulenti circa il posizionamento competitivo, il grado di innovazione/obsolescenza dei prodotti e delle tecnologie impiegate, gli investimenti necessari per l''ammodernamento dei processi e delle tecnologie nonché i costi di produzione.
  2. Economico-finanziariaverifica dei dati contabili/gestionali, analisi delle attività, passività e redditività storiche e prospettiche, controllo esposizione con sistema bancario, calcolo effettiva posizione finanziaria netta, ecc…
  3. Legaleesame dei contratti, analisi del contesto normativo del settore di riferimento, definizione delle garanzie contrattuali, analisi dei contenziosi in essere, ecc…
  4. Fiscaleverifica della situazione fiscale dell''azienda, identificazione potenziali passività fiscali ecc…
  5. Ambientaleidentificazione di passività potenziali nell''area ambiente, rispetto normative in vigore ecc…
  6. Sistema informativoin termini di analisi dell''efficacia ed efficienza del sistema informativo aziendale con l''identificazione dei dati e delle informazioni raccolte ed elaborate nonché con l''indicazione degli ulteriori investimenti necessari alla funzionalità piena del sistema per rispondere in modo ottimale alle esigenze di business
  7. Risorse umaneanalisi aspetti giuslavoristici, organizzativi, relazioni sindacali, politiche retributive. ecc…

Al termine dell''attività le risultanze delle analisi di due diligence andranno schematizzate in un rapporto (cd. due diligence report) ove saranno riportate per iscritto tutte le informazioni e le considerazioni emerse dall''analisi della documentazione visionata.

Solitamente il report di due diligence viene predisposto sia in forma sintetica, cd. executive summary, sia in forma analitica (il rapporto di due diligence vero e proprio).

Nell''executive summary sono individuati concisamente i profili di rischio e le criticità emersi all''esito della due diligence e ritenuti di maggiore rilevanza.

Il rapporto di due diligence analitico comprenderà l''elencazione di tutti gli accertamenti effettuati, emarginando le verifiche documentali e le informazioni assunte presso qualsiasi fonte, individuando in modo chiaro le aree di criticità, suggerendo una scala di priorità per le stesse e dove possibile, dando indicazioni sull''entità economica dell''eventuale passività sottesa a ciascuna criticità e sulle modalità per ovviarne o limitarne gli effetti.

A chi si rivolge

Il servizio di due diligence è uno strumento che costituisce un presupposto logico fondamentale per l''imprenditore che intende effettuare un''operazione di carattere straordinario al fine di conoscere lo stato di salute dell''azienda (o di alcune aree della stessa) che si vuole acquistare/vendere.

Vantaggi per l''azienda

Permette alle parti di arrivare al tavolo del negoziato avendo un quadro informativo esaustivo per poter svolgere una trattativa ragionata e professionale sulla base dei dati e informazioni oggettive verificate.
Qualora il report evidenziasse passività nascoste, problematiche impreviste e rischi eccessivi potrebbe condurre a sostanziali revisioni del prezzo.

ISO 31000

Avviare un percorso di analisi e gestione del rischio vuol dire riconoscere che il mercato di riferimento sempre più insistentemente chiede la dimostrazione di operare secondo standard universalmente riconosciuti
Ed in aggiunta a questi "obblighi", che è oramai matura la convinzione che un'organizzazione votata alla crescita e allo sviluppo, non può prescindere da uno schema organizzativo che, pur con l'elasticità tipica del settore, consenta di migliorare gli standard operativi interni per ottimizzare il servizio erogato e i rapporti con i Clienti.
Per "Risk Management -" si intende "un'attività strategica di supporto alla Direzione volta a creare valore per i portatori di capitale attraverso un approccio integrato di identificazione, stima, valutazione, trattamento e controllo di tutti i rischi aziendali".

Ogni specifico settore od applicazione della gestione del rischio comporta particolari necessità, interlocutori, percezioni e criteri. Pertanto, una caratteristica fondamentale della presente norma internazionale è l'inserimento dell'attività di "definire il contesto" come attività iniziale di questo processo, generale e non specifico, di gestione del rischio.

Definire il contesto consente di cogliere gli obiettivi dell'organizzazione, l'ambiente in cui essa persegue tali obiettivi, i relativi portatori d'interesse e la diversità dei criteri di rischio, elementi che contribuiscono tutti a rivelare e valutare la natura e la complessità dei propri rischi.
La gestione del rischio, quando attuata e mantenuta attiva in conformità alla presente norma internazionale, consente ad un'organizzazione, per esempio, di:
- aumentare la probabilità di raggiungere gli obiettivi;
- incoraggiare una gestione proattiva;
- essere consapevoli della necessità di identificare e trattare il rischio nell'intera organizzazione;
- migliorare l'identificazione delle opportunità e delle minacce;
- soddisfare i requisiti cogenti e le norme internazionali pertinenti;
- migliorare il reporting cogente e volontario;
- migliorare la governance;
- migliorare la confidenza e la fiducia dei portatori d'interesse;
- costituire una base affidabile per il processo decisionale e la pianificazione;
- migliorare i controlli;
- assegnare ed utilizzare efficacemente risorse per il trattamento dei rischi;
- migliorare l'efficacia e l'efficienza operative;
- accrescere le prestazioni in ambito di salute e sicurezza, così come di protezione ambientale;
- migliorare la gestione della prevenzione delle perdite e la gestione degli incidenti;
- minimizzare le perdite;
- migliorare l'apprendimento organizzativo;
- migliorare la resilienza organizzativa.
La presente norma internazionale intende soddisfare le esigenze di una vasta gamma di portatori d'interesse, compresi:
a) i responsabili dello sviluppo della politica per la gestione del rischio all'interno della propria organizzazione;
b) coloro che devono render conto di assicurare che il rischio sia gestito efficacemente nell'intera organizzazione o in una specifica area, progetto o attività;
c) coloro che hanno l'esigenza di valutare l'efficacia dell'organizzazione nel gestire il rischio;
Per far sì che la gestione del rischio sia efficace, un'organizzazione dovrebbe, a tutti i livelli, seguire i principi riportati nel seguito.
a) La gestione del rischio crea e protegge il valore.
La gestione del rischio contribuisce in maniera dimostrabile al raggiungimento degli obiettivi ed al miglioramento della prestazione, per esempio in termini di salute e sicurezza delle persone, security), rispetto dei requisiti cogenti, consenso presso
l'opinione pubblica, protezione dell'ambiente, qualità del prodotto, gestione dei progetti, efficienza nelle operazioni, governance e reputazione.
b) La gestione del rischio è parte integrante di tutti i processi dell'organizzazione.
La gestione del rischio non è un'attività indipendente, separata dalle attività e dai processi principali dell'organizzazione. La gestione del rischio fa parte delle responsabilità della direzione ed è parte integrante di tutti i processi dell'organizzazione, inclusi la pianificazione strategica e tutti i processi di gestione dei progetti e del cambiamento.
c) La gestione del rischio è parte del processo decisionale.
La gestione del rischio aiuta i responsabili delle decisioni ad effettuare scelte consapevoli, determinare la scala di priorità delle azioni e distinguere tra linee di azione alternative.
d) La gestione del rischio tratta esplicitamente l'incertezza.
La gestione del rischio tiene conto esplicitamente dell'incertezza, della natura di tale incertezza e di come può essere affrontata.
e) La gestione del rischio è sistematica, strutturata e tempestiva.
Un approccio sistematico, tempestivo e strutturato alla gestione del rischio contribuisce all'efficienza ed a risultati coerenti, confrontabili ed affidabili.
Lo Studio dell’Avvocato Bergaminelli è in grado di offrire consulenza Integrata per la Gestione del Rischio secondo i criteri dettati dalla norma UNI ISO 31000 Principi e linee guida.

Check up aziendale/analisi dello stato dell'arte;
Progettazione realizzazione e implementazione del Sistema di Gestione del Rischio;
Mantenimento e miglioramento del Sistema.

RATING DI LEGALITÀ

RATING DI LEGALITÀ: IMPORTANTI AGEVOLAZIONI PER LE IMPRESE VIRTUOSE


Il Rating di legalità è uno strumento per le Imprese italiane, volto alla promozione e all’introduzione di principi di comportamento etico in ambito aziendale, tramite l’assegnazione di un “riconoscimento” – misurato in “stellette” – indicativo del rispetto della legalità da parte delle Imprese e, più in generale, del grado di attenzione riposto nella corretta gestione del proprio business. All’attribuzione del rating l’ordinamento ricollega vantaggi in sede di concessione di finanziamenti pubblici e agevolazioni per l’accesso al credito bancario.

Allo scopo di promuovere in Italia principi etici nei comportamenti aziendali in attuazione alla Legge del 24 Marzo 2012, n. 27, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato (AGCM) in raccordo con i Ministeri della Giustizia e dell’Interno, ha deliberato nel Novembre 2012 il Regolamento per definire l’attribuzione del rating di legalità alle Imprese operanti nel territorio nazionale con fatturato sopra i 2 milioni di Euro. Il DM Economia e Finanze n. 57/2014 ha quindi introdotto il “Regolamento per l’individuazione delle modalità in base alle quali si tiene conto del rating di legalità”.


Potranno richiedere l’attribuzione del rating le Imprese operative in Italia che abbiano raggiunto un fatturato minimo di due milioni di euro nell’esercizio chiuso l’anno precedente alla richiesta e che siano iscritte al Registro delle Imprese da almeno due anni.


Ricordiamo che, in base al regolamento dell’Antitrust, il rating di legalità è facoltativo e si ottiene su richiesta delle Imprese, ha durata di due anni dal rilascio ed è rinnovabile sempre su richiesta.


Il DM 57/2014 all’Art. 2 specifica che le Pubbliche Amministrazioni in sede di predisposizione dei provvedimenti di concessione di finanziamenti alle Imprese(esempio: credito d’imposta, bonus fiscale, finanziamento agevolato), tengano conto del rating di legalità ad esse attribuito, prevedendo dei sistemi di premialità delle Imprese (preferenza in graduatoria, attribuzione punteggio aggiuntivo e riserva di quota delle risorse finanziarie allocate). Le Pubbliche amministrazioni hanno tempo fino all’8 agosto 2014 (120 giorni dall’entrata in vigore del decreto) per decidere il funzionamento delle agevolazioni nell’accesso ai finanziamenti.


Altresì, all’Art. 4 dispone che le Banche ai fini della riduzione dei tempi e dei costi per la concessione di finanziamenti alle Imprese tengano conto del rating di legalità ad esse attribuito. In tal senso, le Banche devono definire procedure interne per disciplinare l’utilizzo del suddetto rating per l’accesso al credito e la determinazione delle condizioni economiche di erogazione del credito alle Imprese.


Infine, è stabilito che la Banca d’Italia vigilerà sull’osservanza da parte delle Banche della suddetta disposizione (Art. 5) e che le banche devono trasmettere annualmente alla Banca d’Italia una dettagliata relazione sui casi in cui il rating non ha influito sui tempi e sui costi di istruttoria o sulle condizioni economiche di erogazione, con relativa motivazione (Art. 6).


Le Aziende interessate dovranno presentare una domanda, per via telematica, utilizzando l’apposito formulario pubblicato sul sito http://www.agcm.it/rating-di-legalita.html e seguendo le istruzioni indicate.


Per ottenere il rating “di base” (una stella) occorrono alcuni requisiti minimi autocertificati, come:
a) l’assenza di misure di prevenzione personale o patrimoniale
b) misure cautelari personali o patrimoniali per gli amministratori e soci
c) l’assenza di provvedimenti di condanna dell’Autorità e della Commissione europea per illeciti antitrust
d) l’assenza di provvedimenti per il mancato rispetto delle leggi sulla tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e violazioni in materia retributiva, contributiva, assicurativi e fiscali.


Per salire alla valutazione massima, sino alla terza stella, si richiede il possesso degli altri sei requisiti:
a) rispetto dei contenuti del Protocollo di legalità sottoscritto dal Ministero dell’Interno e da Confindustria in data 10 maggio 2010 e rinnovato il 19 giugno 2012, e delle successive versioni dello stesso e delle Linee Guida che ne costituiscono attuazione, del Protocollo di legalità sottoscritto dal Ministero dell’Interno e dalla Lega delle Cooperative in data 14 novembre 2013 e di ulteriori Protocolli che verranno sottoscritti dal Ministero dell’Interno con altre associazioni imprenditoriali, nonché dei protocolli sottoscritti a livello locale dalle Prefetture e dalle associazioni di categoria
b) utilizzo di sistemi di tracciabilità dei pagamenti anche per somme di importi inferiori rispetto a quelli fissati dalla legge
c) adozione di una funzione o struttura organizzativa, anche in outsourcing, che espleti il controllo di conformità delle attività aziendali a disposizioni normative applicabili all’impresa o di un modello organizzativo ai sensi del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231
d) adozione di processi volti a garantire forme di Corporate Social Responsibility anche attraverso l’adesione a programmi promossi da organizzazioni nazionali o internazionali e l’acquisizione di indici di sostenibilità
e) essere iscritti in uno degli elenchi di fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa istituiti ai sensi delle vigenti disposizioni di legge (white list)
f) aver aderito a codici etici di autoregolamentazione adottati dalle associazioni di categoria o di aver previsto clausole di mediazione, quando non obbligatorie per legge, nei contratti tra imprese e consumatori per la risoluzione di controversie o di aver adottato protocolli tra associazioni di consumatori e associazioni di imprese per l’attuazione delle conciliazioni paritetiche.


La perdita di uno dei requisiti comporta la revoca del rating o il declassamento dell’Impresa.

Responsabilità medica e sanitaria

La più antica testimonianza scritta, nella storia dell’umanità, della responsabilità del medico la si trova nel codice del re babilonese Hammurabi (2123-2091 a.C.).

Trattasi del più antico codice di leggi conservatosi integralmente, oggi custodito a Parigi nel Museo del Louvre.

Il fenomeno della responsabilità medica e sanitaria (o malasanità o medical malpractice), nonostante siano trascorsi oltre quattro millenni da questa prima testimonianza scritta, è quanto mai attuale.

Oggi assistiamo ad un duplice fenomeno:
da un lato la scienza medica ha compiuto passi da gigante e le tecniche di diagnosi e di cura sono divenute sempre più sofisticate ed efficienti tanto da consentire il raggiungimento di traguardi fino a qualche anno fa insperati;
dall’altro lato, nell’ultimo ventennio, c’è stato un aumento esponenziale di casi di responsabilità medica e sanitaria.

Ciò, paradossalmente, soprattutto in quei paesi, come l’Italia, che maggiormente hanno contribuito al progresso scientifico ed in cui l’assistenza sanitaria ha raggiunto i più alti livelli di efficienza.

Non passa giorno in cui televisioni o giornali non raccontino di episodi o fatti incresciosi provenienti da ogni parte d’Italia.

In questo scenario da un lato c’è una classe medica numerose volte ingiustamente sotto accusa, dall’altro lato c’è una cittadinanza inerme, disorientata, spesso terrorizzata dall’intraprendere un’azione legale volta a tutelare i suoi interessi ed a veder riconosciute le proprie ragioni.

E’ importante, pertanto, saper (o poter) distinguere con specialisti della materia i casi di responsabilità medica e sanitaria dall’evento avverso non imputabile.

Il paziente che non è stato compiutamente informato dal medico o dalla struttura sanitaria dei rischi del trattamento sanitario e che comunque ha subito un danno alla persona, temporaneo o permanente, dal loro operato (vuoi l’aggravamento della patologia in atto, vuoi l’insorgenza di un’affezione) ha diritto ad ottenere il risarcimento del danno.

In caso di gravi menomazioni del paziente a seguito del trattamento sanitario anche i suoi familiari hanno diritto ad ottenere il risarcimento del danno.

In caso di decesso del paziente a causa del trattamento sanitario i suoi familiari hanno diritto ad ottenere il risarcimento del danno per il decesso del congiunto.

Per ottenere il risarcimento il paziente-creditore dovrà dimostrare:
– la fonte del rapporto contrattuale tra le parti;
– l’aggravamento della patologia o l’insorgenza di un’affezione;
– l’inadempimento qualificato della struttura sanitaria e/o del medico e, cioè, quello astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato.

Il debitore (struttura sanitaria e/o medico), per sottrarsi alla responsabilità, dovrà dimostrare che tale inadempimento non vi è stato oppure che, pur esistendo l’inadempimento, esso non è stato eziologicamente rilevante.

iL TEAM DELLO STUDIO offre con successo consulenza, assistenza e difesa su tutto il territorio nazionale sia alle vittime della malasanità ed ai loro congiunti, sia ai medici ed alle strutture sanitarie al fine di far valere i loro legittimi diritti orientandoli ed indirizzandoli nella selva di norme, orientamenti giurisprudenziali e zone grigie di responsabilità o irresponsabilità costituite da caso fortuito, complicanza e fatto ignoto.

Coadiuvato da un team di elevatissimo standing professionale, l’Avv. Federico Bergaminelli, è in possesso di n. 3 certificazioni internazionali di competenza (Privacy, 231/01, ISO 31000 HRM) secondo ISO 17024/2004 E Legge 4/2013, cura personalmente e coordina le attività del citato team.

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