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Covid-19, controlli sugli Smartphone

Dal 20 febbraio, giorno in cui siamo venuti a conoscenza del primo cittadino italiano malato di Covid-19, in Italia sono morte più di 6.000 persone con il virus Sars-Cov-2 e i contagiati hanno superato quota 69.176.* Per questo motivo si discute della necessità di sfruttare la tecnologia per monitorare e provare a contenere l’epidemia. Il 16 marzo scorso l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ammonito, tutti i Capi di Stato ad effettuare test a tappeto adottando metodologie informatizzate, altamente avanzata, isolando i positivi e tracciando i loro contatti.

Come si sta comportando, pertanto, il nostro Governo in merito?

Spaventato dal Coronavirus, l'Esecutivo valuta nuovi strumenti per fermare i contagi. E, dopo la lunga serie di decreti che hanno scandito queste settimane, ora il nostro esecutivo pensa all’ipotesi di un contrattacco tecnologico.


In questa emergenza le telecomunicazioni possono aiutare la Protezione Civile, l’Istituto Superiore di Sanità e le Regioni. E’ stata accertata la possibilità di utilizzare informazioni aggregate ricavate dai dati relativi alla mobilità degli utenti di telefonia , garantendo il rispetto della normativa europea Privacy
Fatta questa valutazione, già col decreto sull’Emergenza del 9 marzo, la Protezione civile ha ottenuto una deroga per acquisire e trattare i dati biometrici che identificano in modo univoco una persona, nonché quelli sulla salute della popolazione malata.


Con Il Decreto Cura Italia, Il Governo ha previsto la nomina di un «contingente di esperti» che si occuperà di dare concreta attuazione alle misure adottate per il contrasto e il contenimento del diffondersi del virus con particolare riferimento alle soluzioni di innovazione tecnologica. Saranno utilizzati, per raggiungere lo scopo, fonti aperte, dati anonimi e aggregati.


Ancora diverso è il discorso del monitoraggio dei contatti dei casi positivi: per attivarlo e andare a indagare sulla posizione e sugli spostamenti dei singoli cittadini e delle persone che incontrano, servono regole e garanzie, come sottolineato, solo pochi giorni a dietro, dal Gruppo dei Garanti d’Europa che, citando il Regolamento europeo per la privacy, ha confermato l’ammissibilità e legittimità di trattamenti per finalità di sicurezza nazionale, ma allo stesso tempo ha ribadito la necessità di effettuare una valutazione d’impatto sulla sicurezza dei dati trattati.


L'Esecutivo, però, pensa a strumenti di controllo più raffinati del mero esame delle celle telefoniche. Gli esempi internazionali vanno tutti in questa direzione: dalla Cina (che nell’emergenza sanitaria ha messo a frutto il controllo totale dei Big Data), agli Stati Uniti (dove l’amministrazione Trump sta concordando con la Silicon Valley l’uso sistematico della geolocalizzazione), alla Corea del Sud, dove tutte le competenze tecnologiche del Paese sono state arruolate per frenare i contagi.


"In Corea del Sud – infatti - la questione è stata affrontata in modo assolutamente proattivo. Le immagini delle telecamere di sicurezza, le transazioni delle carte di credito, i dati di posizionamento rilevati da smartphone e automobili sono stati incrociati ed elaborati. Questo ha consentito di ridurre drasticamente le dimensioni del contagio identificando i cittadini potenzialmente infetti".


Centinaia di sospetti positivi sono stati così rintracciati (e poi sottoposti a tampone), tuttavia al prezzo di un’anomizzazione dati tutt’altro che inappuntabile, con sgradevoli riflessi personali e sociali.


Il fatto che una democrazia evoluta come la Corea del Sud abbia accettato questa sfida testimonia quanto l’emergenza Coronavirus stia lambendo il confine della privacy personale", ed in tale situazione d’emergenza si legittima anche il tracciamento degli smartphone per verificare il rispetto della quarantena nei soggetti positivi asintomatici.


In Italia, attualmente, Sono allo studio App da scaricare sui cellulari che permetteranno alla Protezione civile di tracciare in tempo reale i movimenti delle persone positive, di avvertire chi è entrato in contatto con questi soggetti, di individuare sul nascere lo sviluppo di nuovi focolai e dettagliare geograficamente l’emergenza con garanzia di anonimato.


Il tracciamento dei contatti con tutti gli strumenti tecnologici a disposizione è una misura fortemente invasiva della privacy, ma forse potrebbe essere un male minore se si tratta di contenere un’epidemia, senza distruggere l’economia e senza attentare ad altri diritti forse anche di rango superiore.


Superata l’emergenza e senza nulla togliere al lavoro immane e importantissimo che si sta svolgendo nelle nostre strutture sanitarie, la lezione di questa pandemia non potrà essere che quella di attuare senza remore una sanità 4.0 e virare con decisione verso tutti i metodi possibili di gestione tecnologica della malattia.


La risposta data dall’Italia all’emergenza Covid-19 è stata, quindi, una risposta poco innovativa, anche se, considerata la situazione del nostro sistema sanitario era l’unica possibile.


Di fronte ad una pandemia dobbiamo oggi usare tutte le risorse tecnologiche per fermarla e per gestirla, sapendo che, purtroppo, i tempi per la creazione di un vaccino e per l’identificazione di una cura efficace travalicano, di molto, i tempi dello sviluppo e della crescita dei contagi, individuando anche un sistema di regole che renda questa gestione tecnologica meno invasiva per la privacy.

Dati aggiornati al 25/03/2020

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